Anche in Emilia-Romagna nasce la Banca della Terra

Con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio agricolo e forestale presente sul proprio territorio, la Regione Emilia-Romagna sta lavorando per l’istituzione della “Banca della Terra”, un’esperienza già messa in atto in altre regioni italiane.

Il relativo progetto di legge regionale è stato presentato dalla consigliera regionale Luciana Serri, presidente della commissione Politiche economiche, ai presidenti delle Unioni Montane in un incontro convocato dall’UNCEM Emilia-Romagna.
La proposta della Banca regionale della Terra nasce dallo studio dell’attuale stato di salute del settore agricolo in Emilia-Romagna, che negli ultimi anni ha registrato un notevole calo della redditività e, di conseguenza, dei giovani disposti ad investire le proprie risorse nella coltivazione della terra, con il graduale abbandono dei terreni e un sempre maggiore spopolamento delle aree rurali e montane.
Proprio per recuperare i numerosi terreni ormai all’abbandono e sostenere l’imprenditoria agricola, soprattutto giovanile, la Regione si fa “intermediaria” facilitando l’incontro fra domanda e offerta di aziende agricole e terreni di proprietà pubblica e privata, attraverso una banca dati informatica (con alla base il sistema informativo AGREA) completa ed aggiornata di tutti i terreni agricoli incolti da almeno 5 anni idonei e disponibili per la locazione, la concessione o la vendita e la partecipazione a bandi e ad avvisi per l’assegnazione degli stessi.
I bandi non presenteranno limitazioni di età e professionalità, ma prevederanno criteri di priorità come l’età inferiore ai 40 anni, la qualifica di imprenditore agricolo o la volontà di diventarlo entro 6 mesi dall’assegnazione del bene e la presentazione di un piano aziendale che preveda modelli di agricoltura biologica, sostenibile, di qualità e ai sensi della Legge regionale n.1 del 2008 (“Tutela del patrimonio di razze e varietà locali di interesse agrario”).
Il progetto di legge prevede inoltre, da parte della Regione, la possibilità di stanziare contributi a sostegno dei “giovani agricoltori” e della loro formazione, con forme di affiancamento tra agricoltori ultrasessantacinquenni o pensionati e giovani non proprietari di terreni agricoli, di età compresa fra i diciotto e i quarant’anni.