Intervista al Presidente UNCEM Pasini: “Criticità preoccupanti per la montagna emiliano-romagnola”

Alcune domande al presidente dell'UNCEM Emilia-Romagna, Giovanni Battista Pasini, alla vigilia dell'approvazione delle risorse regionali 2017 per l'Appennino e per fare il punto sullo stato di salute della montagna emiliano-romagnola.

Presidente, come sta la montagna emiliano-romagnola?
Le aree montane della nostra regione risentono anch’esse della crisi economica generale del Paese, i flebili segnali di ripresa non stanno imprimendo una reale inversione di tendenza alla crisi.
Va riconosciuto che l’Appennino emiliano-romagnolo ha risentito meno della crisi rispetto ai distretti industriali ed ai grandi centri urbani e le importanti aziende che vi sono insediate, in taluni casi, si stanno consolidando nei loro segmenti di mercato.
Vi sono, invece, settori tradizionali come quello dell’agricoltura che continua a registrare un continuo declino e quello dell’edilizia è ridotto ai minimi termini a seguito della crisi del settore, che, oltre agli effetti occupazionali, sta conducendo al degrado del vasto patrimonio edilizio e dei numerosi borghi rurali.
Segnali positivi si registrano sull’economia turistica soprattutto legata all’ambiente.
Preoccupante è la ripresa del calo demografico (dal 2010 al 2016 la montagna ha perso oltre 10.000 abitanti), accompagnato da un altrettanto preoccupante aumento dell’indice di vecchiaia: una tendenza che colpisce particolarmente i centri più periferici dell’alto Appennino.

Quali sono oggi le maggiori criticità dei territori montani? Sono in atto politiche nazionali e regionali per il loro superamento?
I segnali di maggiore preoccupazione sono costituiti dalla ripresa dello spopolamento e dall’abbandono di intere zone rurali e di molti centri abitati, che sta facendo venir meno il tessuto connettivo umano, indispensabile per assicurare cura e manutenzione al territorio sul quale investire per qualsiasi progetto di rilancio della montagna.
Le criticità di questo preoccupante declino sono da attribuire alla carenza ed alle difficoltà di accesso ai servizi pubblici (scuola, socio-sanitari, trasporti, viabilità, rete telematica), alle ridotte opportunità occupazionali, ai maggiori costi che gravano sulle imprese in montagna che le rendono meno competitive.
I Comuni, fortemente penalizzati dai drastici tagli che hanno subito, spesso non sono più in grado di garantire i servizi essenziali ai cittadini e al territorio. Ormai da anni non vi sono più politiche nazionali per la montagna, quelle ancora rimaste spesso hanno una forte impronta centralistica che scavalca la stessa Regione.
Va riconosciuto alla Regione Emilia Romagna uno sforzo importante per sostenere la montagna attraverso il Fondo regionale per la Montagna, con le misure del PSR 2014-2020, con i servizi socio-sanitari, il Fondo per la non autosufficienza e da ultimo il progetto di estendere, in via sperimentale, il servizio di elisoccorso del 118 anche notturno.
Fra i programmi molto positivi di particolare rilevo vi è quello del piano telematico regionale che porterà entro il 2020 alla copertura con la banda larga ed ultralarga di tutto l’Appennino.

A più di un anno dalla Conferenza sulla Montagna di Castelnovo ne’ Monti quali sono gli impegni mantenuti dalla Regione?
La Conferenza sulla Montagna svoltasi il 22 gennaio 2016 è stata utile per indicare indirizzi di sviluppo, che ora debbono trovare una loro declinazione con atti di programmazione attraverso il Programma Regionale per la Montagna. Diversi di questi impegni sono stati rispettati o sono in corso di attuazione. In particolare il Programma che verrà approvato a breve dall’Assemblea legislativa, essendo ormai a metà legislatura, dovrà assumere un forte carattere di concretezza operativa in grado di incidere rapidamente sulle maggiori criticità che prima ho richiamato.

In questo momento vi sono sufficienti risorse economiche per la Montagna?
Come ho già detto, mancano le risorse statali e soprattutto mancano politiche di perequazione e fiscali a favore della montagna che ne riconosca il disagio ambientale.
A livello regionale le risorse destinate sono potenzialmente rilevanti, ma le difficoltà maggiori si riscontrano in particolare sui fondi strutturali, per una insufficiente attività di coordinamento e di integrazione funzionale che aiuti i soggetti istituzionali a progettare efficacemente. Spesso la burocrazia costituisce un ostacolo e si sente la mancanza di un “servizio regionale per la montagna”, adeguatamente strutturato, in grado di garantire un efficace coordinamento fra i settori regionali, i Comuni e le Unioni montane.
Pesa sensibilmente il superamento delle Province, che storicamente hanno svolto un buon lavoro di coordinamento territoriale ed anche l’indebolimento delle Unioni montane subentrate alle Comunità montane. Quindi non è solo un problema di mancanza di risorse, ma è anche quello di come accedervi efficacemente.

Quali sono le potenzialità dei territori montani e quale ruolo attivo possono svolgere nel sistema regionale?
Basti ricordare che la montagna costituisce il 50% del territorio regionale anche se abitata dal 10% della sua popolazione, per coglierne l’importanza. In montagna vi sono i maggiori “giacimenti” di risorse naturali (acqua, foreste, ambiente, ruralità, biodiversità), ma il nostro Appennino è assai vulnerabile dal punto di vista idrogeologico. Occorre quindi investire in modo continuativo per la sua manutenzione, non solo in situazioni emergenziali. Fare questo significa creare occupazione e salvaguardare l’intero territorio regionale.

L’UNCEM continuerà a far sentire la propria voce?
L’UNCEM è storicamente l’associazione dei Comuni e delle Unioni montane e la sua missione è quella di proporre, sollecitare e sostenere le politiche di sviluppo per la montagna.
Gli elementi che prima ho richiamato costituiscono le priorità da affrontare, molte delle quali le abbiamo poste in occasione della Conferenza regionale dello scorso anno e che oggi riproponiamo per il Programma regionale sulla Montagna.