PSR Emilia-Romagna: erogati 223 milioni di euro alle aree montane

Il Programma di sviluppo rurale (PSR) è lo strumento di governo dello sviluppo del sistema agroalimentare dell’Emilia-Romagna, approvato con decisione della Commissione Europea n. 3530 del 26 maggio 2015 e presa d’atto con Delibera di Giunta regionale n. 636/2015. Il Programma, attraverso 71 tipi di operazioni, investe su conoscenza e innovazione, stimola la competitività del settore agroindustriale, garantisce

la gestione sostenibile di ambiente e clima e favorisce un equilibrato sviluppo del territorio e delle comunità locali, anche attraverso l’ambito Leader, destinato alle zone montane e rurali della regione.
A due anni e mezzo dalla sua approvazione, i dati attestano come nelle aree montane siano stati realizzati oltre 41.000 interventi, per quasi 223 milioni di euro di contributi, pari al 37,8% dei contributi erogati in tutta la regione (589 milioni di euro complessivi). La numerosità degli interventi è invece pari al 64% di quella regionale (64.600) e ha riguardato i seguenti ambiti: formazione e scambi, produzione integrata, biodiversità animale e vegetale, corridoi ecologici e praticoltura, conservazione paesaggio agrario, ritiro seminativi, agricoltura biologica, benessere animale, regimi di qualità dei prodotti agroalimentari, insediamento giovani agricoltori, prevenzione danni da fauna, agriturismi e fattorie didattiche, imboschimenti permanenti, arboricoltura da legno, prevenzione foreste da incendi e calamità naturali, ecosistemi forestali. Fra le numerose misure del PSR si evidenzia in particolare la Misura 8 (interventi nel settore forestale) e la Misura 13 (indennità compensative per le aree sottoposte a vincoli naturali), le cui risorse sono concentrate per oltre il 90% nei comuni montani.
Il presidente dell’UNCEM Emilia-Romagna, Giovanni Battista Pasini, commenta favorevolmente questi dati che «Confermano l’attenzione che la Regione, fin dalla elaborazione del PSR 2014/2020, ha dedicato alla montagna e, al tempo stesso, attestano la vitalità che ancora dimostrano le aziende agricole che operano in montagna, la loro voglia di crescere e di investire. Particolarmente positivo è l’interesse manifestato da tanti giovani che intendono avviare imprese agricole».