Approvata la Legge per i piccoli Comuni, nasce il Fondo per lo sviluppo

Il disegno di legge per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli Comuni d’Italia è legge. Dopo ben 3 legislature, in cui il provvedimento era sempre rimasto ad un passo dell’approvazione, finalmente i piccoli Comuni, quelli che non superano i 5.000 abitanti, saranno tutelati per legge,

grazie al via libero definitivo giunto dal Senato il 28 settembre scorso, praticamente all’unanimità, con 205 sì e 2 astenuti.
Il provvedimento, nato su iniziativa del presidente della Commissione Ambiente Ermete Realacci e dell’on. Enrico Borghi, anche in qualità di Presidente dell’UNCEM, contiene misure che interessano 5.585 Comuni, circa il 70% dei 7.998 Comuni italiani, oltre il 50% del territorio nazionale. In questivivono oltre 12 milioni di cittadini, il 16,59% della popolazione italiana e sul loro territorio vengono prodotti il 93% delle DOP (denominazioni d’origine protette) e IGP (indicazioni geografiche protette) accanto al 79% dei vini più pregiati.
Dal 1971 a oggi, duemila di questi borghi hanno avuto un calo di abitanti superiore al 20%. Un trend drammatico che questa legge può aiutare ad invertire e trovare finalmente una risposta e, come afferma l’on. Borghi: «Una completa inversione di tendenza: lo Stato torna a farsi soggetto attivo e garante e crea le condizioni per le quali i territori possono riorganizzare servizi e investimenti rispettandone le peculiarità».
La nuova legge istituisce un Fondo per lo sviluppo strutturale, economico e sociale dei piccoli Comuni, con una dotazione di 10 milioni di euro per l’anno 2017 e 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2018 al 2023.
Tra i criteri per la ripartizione dei fondi, la legge individua i Comuni in aree con dissesto idrogeologico, con decremento della popolazione residente, con disagio insediativo e con inadeguatezza dei servizi sociali essenziali. I primi 100 milioni saranno destinati al finanziamento di investimenti per tutela dell’ambiente e beni culturali, mitigazione del rischio idrogeologico, salvaguardia e riqualificazione urbana dei centri storici, messa in sicurezza di infrastrutture stradali e istituti scolastici, promozione e sviluppo economico e sociale, insediamento di nuove attività produttive. A queste risorse si aggiungono altri 54 milioni per la progettazione e la realizzazione del sistema nazionale di ciclovie turistiche. Entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge i piccoli Comuni potranno presentare progetti e accedere a bandi pubblici. Inoltre, avranno la precedenza nell’accesso ai finanziamenti per la banda larga.
Commenti positivi da parte del presidente dell’UNCEM Emilia-Romagna, Giovanni Battista Pasini: «Questa legge finalmente riconosce il valore dei piccoli Comuni prevalentemente collocati in montagna, le loro peculiarità identitarie e culturali, le tradizioni e al tempo stesso le loro criticità e debolezze strutturali. In particolare, per superare queste difficoltà, la legge all’art 13 dispone che i piccoli Comuni esercitino obbligatoriamente in forma associata le funzioni fondamentali mediante le Unioni di Comuni o Unioni di Comuni montani che svolgono altresì in forma associata le funzioni di programmazione in materia di sviluppo socio-economico: disposizioni che sono perfettamente in linea con quelle già contenute nella legge regionale n. 21/2012. Auspico - conclude il presidente - che i contenuti e gli impegni indicati in legge trovino puntuale e coerente conferma nei provvedimenti attuativi a cui viene fatto rimando».