L’assessora alla Montagna Barbara Lori: “Un piano organico e un investimento forte e di lungo periodo per l’Appennino”

Nella seduta d’insediamento della nuova Giunta regionale del 28 febbraio scorso, la parmense Barbara Lori è stata nominata assessora a “Montagna, Aree interne, Programmazione territoriale e Pari opportunità”. Per la prima volta, quindi, nella Giunta di viale Aldo Moro siede un assessore con “delega piena” alla Montagna. Una risposta in positivo

da parte del presidente Bonaccini alle ripetute sollecitazioni in questo senso da parte dell’UNCEM.
A cinque mesi dall’insediamento, abbiamo rivolto alcune domande all’assessora Lori.

Cosa significa per Lei essere il primo assessore ad avere ricevuto una delega “piena” alla Montagna?
Sono onorata della responsabilità che mi ha affidato il presidente Bonaccini nella composizione della Giunta regionale. Il risultato elettorale ha restituito un sentimento di disagio netto da parte dei territori della montagna al quale abbiamo voluto immediatamente rispondere in termini positivi e propositivi. La Regione, anche nella precedente legislatura regionale, ha destinato risorse importanti per l’Appennino ma, forse, è mancato un piano organico che restituisse l’idea di un investimento forte e di lungo periodo. Con la Conferenza della Montagna svoltasi a fine 2019, si è iniziato a lavorare in questa direzione ed ora vogliamo e dobbiamo dare seguito alle tante idee e proposte raccolte.

Qual è il suo approccio alla Montagna e alle sue problematiche?
Per dieci anni sono stata sindaca. Da quell’esperienza ho imparato l’importanza dell’essere pragmatica e concreta nell’affrontare problemi e proporre soluzioni. L’Emilia-Romagna è una terra di gente operosa e laboriosa che chiede e si aspetta molto lavoro e poche chiacchiere. Ecco, vorrei essere interprete di questo modo di essere e di fare; per questo dopo poche settimane dall’insediamento siamo usciti pubblicamente con una prima misura per la montagna: con il bando “Montagna 2020” destiniamo contributi importanti a chi sceglie di trasferirsi o di rimanere a vivere in Appennino. E’ una prima risposta, speriamo significativa, ad uno dei problemi più cogenti della montagna: lo spopolamento.

Quali ritiene siano le priorità da perseguire per risolvere i problemi della Montagna emiliano-romagnola?
Contrasto allo spopolamento, difesa e rafforzamento della rete dei servizi, opportunità di impiego e per fare impresa, infrastrutture anche digitali. Sono alcuni titoli che racchiudono il senso del mandato che mi ha affidato il presidente Bonaccini. Come dicevo, stiamo provando - primi in Italia - a prendere di petto il problema dello spopolamento con contributi fino a 30mila euro ai nuclei familiari che acquistano o ristrutturano una casa in cui vivere in Appennino: un’iniziativa strutturale che, dopo averne analizzato gli esiti a fine anno, contiamo di replicare per tutti i 5 anni di mandato. Questa misura è strategica, ma sappiamo non sufficiente: per questo, dopo il varo del bando che ha consentito di ridurre o azzerare l’IRAP ad oltre 7mila imprese insediate nell’Appennino, per un controvalore che supera i 26milioni di euro, stiamo lavorando a misure per incentivare le imprese – in particolare piccole e medie, con un’attenzione specifica alle attività compatibili con l’ambiente e contenendo al massimo il consumo di suolo – ad insediarsi in montagna per creare nuova e buona occupazione. Anche per questo nel bando contro lo spopolamento abbiamo previsto un punteggio aggiuntivo per chi affida i lavori di ristrutturazione ad imprese locali. L’emergenza Covid, inoltre, ha messo in evidenza quanto la strutturazione efficiente delle reti telematiche sia fondamentale per lo sviluppo dei territori. Con la legge di assestamento al bilancio stanziamo 500mila euro per il potenziamento della rete di telefonia mobile nelle zone ancora scoperte o carenti e confido che si sblocchi rapidamente la procedura nazionale che ha visto assegnare alla nostra Regione 25 milioni di euro per lo sviluppo della connettività che la Giunta ha deciso di destinare interamente ai 119 comuni montani.

Nell’ambito della delega alla Montagna, può tracciare un bilancio di questi primi mesi da assessore?
Sono stati mesi obiettivamente complicati durante i quali l’attenzione di tutta l’Amministrazione regionale è stata prioritariamente richiamata dall’emergenza Covid e, ora, dalla necessità di sostenere la ripresa dopo il lockdown ed evitare che nel post-pandemia si accentuino quegli squilibri sociali e territoriali che siamo fermamente e quotidianamente impegnati a ridurre. In quest’ottica si muove lo stanziamento straordinario di 14 milioni per investimenti nei Comuni di montagna che abbiamo deliberato con la legge di assestamento al bilancio che si somma agli ulteriori 3,8 milioni di euro per finanziare interventi di rigenerazione urbana in sei Comuni dell’Appennino e a 1,5 milioni di euro per la realizzazione di quattro strutture socio sanitarie. Sono soddisfatta per le positive relazioni avviate con tanti Comuni, unioni e realtà associative, ma è ancora presto per tirare un bilancio. In questi primi mesi mi è mancato soprattutto il contatto con il territorio. Sono convinta che per esercitare appieno la delega, sia necessaria anche una vicinanza “fisica” alle persone che vivono e lavorano in montagna; obiettivamente in questo primo scorcio di legislatura ho avuto oggettive restrizioni. Spero vivamente che l’andamento epidemiologico ci consenta rapidamente di riprendere le nostre abitudini pre-Covid, compresa, per quanto mi riguarda, la possibilità di far visita ai Comuni montani (ma non solo a loro) per raccogliere “sul campo” proposte e verificare l’efficacia delle misure proposte dalla Regione.