UNCEM inoltra alla Regione un documento di proposte sul Bilancio di previsione 2023-2025

Facendo seguito alla presentazione, da parte della Regione Emilia-Romagna, delle “Linee guida del Bilancio di previsione 2023-2025”, l’UNCEM ha elaborato un articolato documento di proposte in 14 punti (vedi allegato), inviato, a firma del presidente Giovanni Battista Pasini, al presidente della Regione Stefano Bonaccini e agli assessori competenti della Giunta.
“Il bilancio di previsione 2023 e il bilancio pluriennale 2023-2025 - scrive Pasini - costituiscono l’occasione per compiere una valutazione complessiva di metà mandato della legislatura regionale. Sono stati anni difficili, pesantemente condizionati dalla pandemia Covid; abbiamo di fronte un nuovo periodo di programmazione di grande impegno e di importanti opportunità, in particolare per la montagna”.
Il primo punto del documento è dedicato alle opportunità offerte da SNAI (Strategia Nazionale per le Aree Interne) e STAMI (Strategia Territoriale Integrata per le Aree Montane e Interne), dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), dal PSR (Programma di Sviluppo Rurale) e dal Fondo Nazionale della Montagna, per le quali si rendono necessari sostegno e supporto tecnico alle Unioni e ai Comuni montani. In sostanza, UNCEM chiede che la Regione possa contribuire in modo deciso al rafforzamento delle strutture tecniche delle Unioni, mettendole in grado di sviluppare una programmazione d’ambito efficace, con macchine amministrative adeguate per fare progetti e drenare risorse europee. In questo ambito viene anche chiesto alla Regione di chiarire definitivamente la volontà di investire sulle Unioni montane, rafforzandone il ruolo e favorendo una programmazione incentrata su “Patti di sviluppo d’ambito”. UNCEM chiede in questo di aumentare la dotazione del Fondo Regionale per la Montagna a 6 milioni di euro per ciascuno dei prossimi tre anni, integrandola, nelle assegnazioni, con le risorse provenienti dal Fondo nazionale. Il tutto nell’ambito di un rafforzamento del coordinamento fra territori e Regione tramite tavoli e gruppi di lavoro.
Nell’ambito dei servizi, UNCEM, nell’esprimere soddisfazione per l’attenzione finanziaria che la Regione riserva alla spesa sociale e socio-sanitaria, pone l’attenzione, come esempio più eclatante, sull’annoso problema della copertura medica nei comuni montani, servizio essenziale per la stessa permanenza dell’uomo in montagna. Perciò UNCEM chiede che venga differenziata l’assegnazione delle risorse per le funzioni sociali, la scuola, i trasporti scolastici, gli asili nido e la manutenzione delle viabilità comunale, oltre al potenziamento della telefonia e al superamento del divario digitale in montagna. Ad un punto successivo anche la proposta alla Regione di costituire un servizio comune di monitoraggio del costo dei servizi nei comuni montani.
Vi è poi il tema dello svantaggio fiscale per le imprese della montagna, che occorre contrastare con misure agevolate, con un occhio di riguardo al piano UE Next Generation per favorire la permanenza dei giovani. Così come servono misure per sostenere e riqualificare l’agricoltura in montagna, valorizzando le produzioni agro-alimentari locali di eccellenza e favorendo le imprese costituite da giovani. C’è poi il complesso dei cosiddetti “servizi ecosistemici” (acqua, stoccaggio anidride carbonica, foreste e biomassa legnosa, salvaguardia idrogeologica) che si producono in montagna, per i quali UNCEM chiede alla Regione di svolgere un’azione coordinata presso il Governo affinché ne venga riconosciuto il valore economico.
Altre richieste specifiche riguardano la riduzione dell’IVA sugli interventi di carattere ambientale e di salvaguardia idro-geologica degli Enti locali e la destinazione di un 10 per cento di quanto destinato annualmente al ripascimento delle spiagge per la rete escursionistica montana, la principale “infrastruttura naturale” dell’Appennino, al pari del mare per la costa adriatica.
Da ultimo, ma non per questo meno importante, l’appello di UNCEM alla Regione affinché si accorcino i tempi di liquidazione dei contributi relativi ai progetti realizzati su programmi regionali, ora troppo dilatati e che costringono gli Enti beneficiari a penalizzanti anticipazioni di cassa.

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